Compostabile, biodegradabile e riciclabile: le differenze!

Vi è sempre più attenzione alla salute del Pianeta. Ciò richiede una maggiore consapevolezza nella gestione del ciclo di rifiuti. In questo contesto, sentiamo spesso parlare di materiali biodegradabili, compostabili, riciclabili e non riciclabili. Proviamo a definire meglio cosa significano questi termini e le loro differenze.

COMPOSTABILE: significa che un materiale, dopo essersi degradato, diventa compost. Il compost, sostanza ricca di proprietà nutritive, di solito viene utilizzato come concime per arricchire il terreno. Un classico esempio sono gli scarti di potature, avanzi di frutta e verdura, etc. Più in generale tutti quegli scarti che si decompongono nel giro di tre mesi.

BIODEGRADABILE: Sono quei materiali che hanno la capacità di decomporsi in natura grazie al la “lavoro” di alcuni batteri, dalla luce solare o di altri agenti atmosferici naturali. Questo processo deve compiersi nell’arco di sei mesi e gli elementi che ne derivano sono assorbiti dal terreno sotto forma di acqua, anidride carbonica, sali minerali, etc.

RICICLABILE: sono materiali di scarto che possono essere utilizzati nuovamente in processi di produzione. Ne sono un esempio il vetro, la carta e il cartone, l’alluminio, la plastica e il legno. Vediamo quindi che il compostabile torna alla terra come sostanze nutritive sotto forma di compost; il biodegradabile torna alla natura sotto forma di sali minerali e altri elementi semplici; mentre i materiali riciclabili richiedono maggiore attenzione.

Dividere correttamente i rifiuti, quindi, permette di trasformare questi elementi di scarto in qualcosa di diverso, donandogli nuova vita, riducendo così i materiali che finiscono in discarica.
Un esempio concreto? 37 lattine possono diventare una moka da tre tazze, 640 lattine possono far dar vita a un cerchione dell’auto e 800 lattine di alluminio si possono trasformare in una bicicletta!