Dalla Grecia, una storia “igienica”

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Oggi siamo abituati alla comodità. I nostri servizi igienici farebbero invidia a qualunque uomo del passato, e siamo sicuri che un ipotetico viaggiatore del tempo dal passato rimarrebbe affascinato da questo mondo moderno: internet, televisione… ma nulla reggerebbe il confronto con i moderni comfort di igiene e pulizia! Doccia calda, bagnoschiuma, shampoo, creme e balsami, profumi, bidet, toilette! Niente cattivi odori, niente rifiuti gettati per le strade alle prime ore del mattino.

Dal nostro canto, noi rabbrividiamo pensando a come se la passavano i nostri antenati in fatto di igiene e routine quotidiana di pulizia. Mai sentito parlare di vaso da notte? Si tratta di un contenitore atto a raccogliere il prodotto delle funzioni corporali in mancanza di un sistema fognario.
In realtà, definirlo semplicemente “contenitore” è riduttivo, considerando lo sviluppo che ha avuto nel corso dei secoli, perché di per sé, è solo la punta dell’Iceberg: il vaso da notte ha costituito infatti una piccola rivoluzione tanto utile quanto apprezzata! Infatti il suo uso, iniziato ai tempi dei Greci, è durato, secolo dopo secolo, fino al 1700. E a dire il vero, anche oltre, anche se in quegli anni iniziarono a diffondersi i predecessori dei moderni water: vasi sanitari provvisti di sciacquone, che grazie alla presenza di acqua all’interno del vaso e ad un rudimentale sistema di scarico permettevano i eliminare il problema dei cattivi odori.
Un’innovazione che non ha soppiantato l’uso del vaso da notte, o pitale: ancora oggi, nelle zone rurali sprovviste di acqua corrente o come rimedio per le persone malate, impossibilitate ad alzarsi, si usano i vasi da notte.

Il vaso da notte fu dunque un “compagno” fedele e utile di innumerevoli generazioni, una consuetudine che divenne segno di civiltà, come è vero che nell’età barbarica subì un ostracismo da parte degli invasori che non ne conoscevano l’uso.

Strano ma vero, in virtù della sua utilità, nonostante fosse collegato ai bisogni corporei, mai il vaso da notte fu considerato oggetto volgare o scabroso.
Anzi, l’uso del vaso da notte, chiamato dai Romani “comoditas” (e il nome dice tutto) sopravvive per tutto il Medioevo, rivestendosi d’importanza durante l’età Rinascimentale, adeguandosi ai modi di vita sempre più raffinati proprio delle corti borghesi.

Dall’anno Mille nacquero anche i “loci comodi”, stanzini presenti dapprima nei conventi, costituiti da pozzi circolari, divisi da pareti di legno per garantire la privacy e l’intimità dei monaci “quando la natura chiama”.
Altrove, cioè nelle abitazioni private, il vaso da notte veniva posto sotto il letto, oppure una stanza apposita. I materiali erano diversi, così come la forma: in coccio, peltro, rame, piombo, vetro, ceramica, a collo lungo per gli uomini e bassi e a bocca larga per le signore.

Un accessorio igienico di prima necessità, declinato con il passare degli anni seguendo le mode; “mobile” e celato allo sguardo, oppure suppellettile prezioso con ori e intarsi, o ancora “seggiola” di lusso con merletti su cui svolgere attività (pare che il Re Sole fosse solito concedere udienza regale seduto sulla sua “sedia comoda”)!
A seconda della necessità, il vaso da notte si è adeguato al bisogno: nacque il vaso portatile da viaggio, quello da guerra, e quello personale munito di chiave, come lo possedeva la Regina Elisabetta I d’Inghilterra!

Soppiantato definitivamente nel XX secolo dal Water, è scomparso dalla vita civilizzata occidentale, divenendo oggetto da museo. Un oggetto ormai desueto, ma carico di storia!