Il bancomat

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Avete avuto un’idea per la serata: cena fuori, un salto al cinema, magari un gelato dopo cena. Allora vi mettete in moto, ma prima fate un salto… al bancomat!

Ecco, questa sì che un’idea. Prima di tutto perché è estremamente comoda. Secondo, perché ha cambiato radicalmente il nostro approccio nei confronti del denaro, mica poco! Anche se lo usiamo spessissimo, la verità è che il bancomat è circondato da un alone di mistero. Quei soldi sono miei, certo. Ma perché io possa ritirarli da un distributore in una qualsiasi via di una qualsiasi città del pianeta rimane un fatto curioso, da quanto possiamo vantare questa comodità? E chi l’ha reso possibile?

Il bancomat
Un po’ che la curiosità va assecondata e un po’ che a giugno cade l’anniversario dell’inaugurazione del primo bancomat della storia, parliamo di bancomat e facciamo chiarezza!

Il bancomat: un nuovo approccio al denaro

Era il 27 giugno 1967 e in Inghilterra, a Enfield Town, nel nord di Londra, entrava in funzione il primo bancomat della storia. Un’idea la cui paternità è stata per anni oggetto di discussione anche se ormai pare assodato che l’inventore dell’ATM, (che sta per Automated teller machine), sia uno scozzese: John ShepherdBarron, impiegato alla De la Rue Instrument, tipografia specializzata in stampa di francobolli e banconote.

Come accade a volte con le grandi idee, l’illuminazione lo raggiunse in uno dei momenti non troppo lusinghieri della giornata, la sosta al WC. Infastidito per essersi recato in banca e averla trovata chiusa, iniziò ad accarezzare l’idea di una macchina in grado di dispensare denaro 24 ore su 24, come quelle che all’epoca distribuivano cioccolata nei bar.

L’azienda per cui lavorava riconobbe l’enorme potenziale dell’idea, e costruì il primo prototipo per la Barclays Bank. Un evento di portata nazionale, tanto che a inaugurare il bancomat fu, in diretta tv, l’attore britannico Reg Varnet, star del periodo. Due giorni dopo il bancomat inglese, fu il turno del Bankomat di Uppsala, in Svezia. Due settimane dopo, un altro venne inaugurato a Londra, presso la Westminster Bank. In Italia, il primo bancomat arriva nel 1976 alla Cassa di Risparmio di Ferrara

Il bancomat progettato da Barron, comunque, non era così diverso da quelli odierni, anche se la carta con la banda magnetica o con il microchip che utilizziamo adesso erano sostituite da uno speciale assegno recante un numero identificativo dell’utente ed un codice PIN stabilito dal cliente, composto da 6 cifre.

Leggenda vuole che fu un suggerimento della moglie di Barron (che gli disse più o meno “chi vuoi che si ricordi un numero così lungo?!”) a determinare la lunghezza degli odierni PIN: 4 cifre, che in Italia sono 5. E speriamo di ricordarcele!