La calcolatrice

Inseparabile alleata sui banchi di scuola durante le sofferte ore di aritmetica, e sostegno quotidiano nei piccoli ( o grandi) calcoli richiesti dalla quotidianità: è la calcolatrice! Vi siete mai chiesti come si faceva una volta, senza? Beh ovviamente lo sapete. Si calcolava a mente. Ok, magari su un foglio. E siccome i numeri #nonfinisconomai di fare parte della nostra vita, vi raccontiamo la storia di un’idea destinata a cambiare la storia.

Iniziamo dal nome: “calcolatrice” viene da “calcolatore”, ossia colui che svolgeva i calcoli con l’ausilio di carta e penna. Un lavoro difficile (questo forse già lo immaginavate) in cui era facile sbagliare e perdere il filo… o meglio, il conto.

La prima calcolatrice è molto più vecchia di quanto si potrebbe pensare, datata 1623. Fu Wilhelm Schickard a inventare un primo prototipo chiamato “Calculating Clock”, orologio calcolatore. Era un sistema di calcolo manuale, che permetteva di eseguire addizioni e sottrazioni. da questo momento iniziò la corsa all’innovazione, che ha portato allo sviluppo di macchine sempre più sofisticate.

Vent’anni dopo, nel 1642, fu il turno del filosofo e matematico francese Pascal, inventore della Pascalina, che raggiunse vette di fama ben più alte rispetto al collega Schickard. Anche in questo caso, le operazioni consentite erano addizione e sottrazione con un massimo di 12 cifre.

Influenzato dalla Pascalina, fu poi il turno del matematico e filosofo tedesco Gottfried Wilhelm Liebniz, che creò il primo vero prototipo di calcolatrice nel 1672: un dispositivo in grado di eseguire tutte le quattro operazioni. Si tratto di un progetto innovativo, sia tecnicamente che progettualmente. La complessità del meccanismo portò a diversi problemi meccanici, che impedirono alla macchina di funzionare. Nonostante i difetti meccanici, la calcolatrice di Liebniz fu il nuovo punto di riferimento per i progettisti di calcolatrici. Pensate che la stessa idea di base di Liebniz venne utilizzata nuovamente nel… 1948, per realizzare la calcolatrice tascabile “Curta”.

Fu poi il turno dell’italiano Giovanni Poleni, matematico, fisico e ingegnere. Progettò a inizio ‘700 una macchina capace di realizzare automaticamente le quattro operazioni aritmetiche emulando quella di Liebniz, ma utilizzando un meccanismo del tutto diverso e originale. Il movimento dell’intero meccanismo non coinvolse più una manovella da ruotare, come nella Pascalina e nel prototipo di Liebniz, ma era prodotto dalla caduta di un peso, come negli orologi. Impostati moltiplicando e moltiplicatore, l’operazione poteva così avvenire automaticamente.

Linnovazione che ha caratterizzato buona parte del 17 secolo ha subito un arresto per quasi tutto il secolo successivo, fin quando nel corso dell’800 non venne sviluppata una calcolatrice dotata di tastiera chiamata Comptometer. Nella mani di un operatore esperto, detto comptometrista, queste macchine potevano essere estremamente rapide nel eseguire operazioni. Venne prodotta dalla Felt & Tarrant Manufacturing Company fino a inizio ‘900, ma il brevetto risale al 1887 ad opera di Dorr E. Felt, che grazie alla tastiera migliorò notevolmente la praticità e la velocità di utilizzo.

Agli albori del ‘900, e durante tutto il secolo, grazie allo sviluppo dell’informatica sono state costruite le prime calcolatrici elettriche, molto simili a quelle moderne. Se all’inizio del secolo erano i piccoli motori a sostituire la manovella finora usata per azionare i dispositivi, oggi sono circuiti.

Ognuno di noi possiede una calcolatrice sempre pronta all’uso, inserita di default nei nostri cellulari e nei computer. Una comodità così comoda da… dare i numeri!