Tudor, il Re del Ghiaccio

Una storia di fantasia? Un ciclo di leggende norrene? Niente di tutto ciò, perché questa è la storia più che reale di una di quelle idee che non finiscono mai di facilitare la nostra vita quotidiana: l’invenzione dei cubetti di ghiaccio. Se con il caldo estivo la freschezza formato cubetto che galleggia nella nostra bibita sembra la cosa più scontata del mondo, una volta le cose stavano diversamente.
La storia del ghiaccio, in realtà, si perde nella notte dei tempi.  Già ai tempi dei romani si utilizzavano le nevaie, buche scavate lungo i fianchi delle montagne per conservare la neve, che successivamente veniva trasportata in pozzi profondi o sotterranei ventilati, trasporto e temperatura permettendo. 
Ma la storia che raccontiamo oggi ha un solo protagonista, determinato e con un’idea sicuramente insolita: Frederic Tudor, detto “Il Re del ghiaccio di boston”. 
Nato nel 1783, partì a soli 18 anni per un viaggio nell’America meridionale in compagnia del fratello, sperimentando il caldo lancinante del clima tropicale. In seguito trovò lavoro come commerciante di pimento, noce moscata, zucchero e tè, ma aveva già iniziato a maturare un’idea derivatagli dall’esperienza di quel viaggio: trasportare il ghiaccio dove avrebbe portato sollievo dalla calura. Il New England, dov’era nato, era caratterizzato da inverni molto rigidi, e quale posto migliore, pensò Tudor, per reperire il ghiaccio? All’epoca veniva già utilizzato, ma solo per il consumo personale o per il commercio a corto raggio: le famiglie più ricche avevano delle “case del ghiaccio” dove conservare il ghiaccio raccolto durante l’inverno, ma nessuno avrebbe pensato di trasportarlo lontano, specialmente fuori dai confini nazionali! 
Tudor iniziò a pianificare l’impresa, annotando i dettagli del progetto nel quaderno “Diario della ghiacciaia”. Nessuno aveva intenzione di investire nel suo progetto, ma con l’aiuto del cugino James Savage riuscì a far partire una nave dal porto di Boston, nel 1806, carica di 130 tonnellate di ghiaccio, diretta verso le Antille, all’isola di Martinica, ma in mancanza di ghiacciaie sulla terraferma il carico si sciolse completamente. Tudor fece tesoro di questo insuccesso, e finanziò la costruzioni di “case del ghiaccio” in loco. Decise anche di sfruttare per il trasporto l’invenzione di Nathaniel Wyeth, il taglia ghiaccio, per raccogliere il ghiaccio in blocchi di forma regolare e facilitarne il traporto. Finalmente, nel 1833, un altro brigantino di sua proprietà trasportò con successo un carico di ghiaccio fino a Calcutta. Nel giro di un paio d’anni il ghiaccio del New England veniva regolarmente esportato in direzione dell’India, tra Calcutta, Madras e Bombay. A fine anni ’30, la Tudor Ice Company raggiunse l’Australia, la Nuova Zelanda ed il Sud est asiatico, e successivamente l’America latina. Un vero successo, anche se crederci costò a Tudor molte fatiche: perse molti investimenti, si indebitò, e trascorse anche del tempo in prigione per via dei debiti. Ma non si arrese, e infine si assicurò il monopolio del mercato che lui stesso aveva creato dal nulla. Dopo l’apice dello sviluppo della sua compagnia, raggiunto nel 1870, andò incontro ad un lento declino, e nel tempo l’importo di ghiaccio fu meno conveniente che farlo produrre artificialmente. L’invenzione del frigorifero e la sua graduale diffusione su larga scala misero fine all’impero di Tudor, ma la tenacia e la passione con cui difese e impose il suo progetto sono passati alla storia, rendendolo il “Re del ghiaccio” a tutti gli effetti e dimostrando che certe idee non finiscono mai di affacciarsi alla mente finché non vengono realizzate!