Bugiardo, ti sbugiardo!

Si dice “le bugie hanno le gambe corte”. Se così fosse, forse tutti saremmo un pochino più… bassi! Esatto, dire bugie è una delle abilità più antiche di sempre, cresciuta di pari passo con la capacità dell’uomo di creare legami sociali. Accanto all’empatia, la capacità di capire i sentimenti degli altri come se fossero propri, abbiamo appreso a mentire. Mentiamo con disinvoltura su questioni grandi e piccole, a sconosciuti e amici, estranei e parenti, persino a noi stessi! La falsità è così innata che non sarebbe sbagliato affermare che mentire (oltre che errare) è umano: così naturale che apprendiamo a dire bugie da piccolissimi.

Culturalmente mentire ha una connotazione negativa, e nessuno vorrebbe vedersi affibbiare l’etichetta di “bugiardo”. Eppure in media, secondo diversi studi scientifici, mentiamo tra l’una e le due volte al giorno. Si tratta perlopiù di piccole bugie, finalizzate a nascondere proprie inadeguatezze o a proteggere i sentimenti degli altri. Sono le cosiddette “bugie bianche”, che hanno un’utilità sociale immediata. E se è vero che la verità ci renderà liberi, questa regola forse non si applica ad ogni singola cosa che diciamo: immaginate una persona cara che prova un vestito e vi chiede un giudizio. Forse vorreste rispondere: “toglitelo subito di dosso, per carità!”. Ecco, ci sono cose che non è il caso di sbattere in faccia in questo modo!.

Altri studi hanno evidenziato come l’abilità di mentire si impari fin da piccoli, crescendo con l’età. Tra i bambini che hanno partecipato ad un esperimento, solo il 30% di quelli di due anni mente, ma la percentuale, già a otto anni, sale all’80%.
Ma perché mentiamo?
Gli studiosi ipotizzano che l’uomo abbia iniziato a mentire poco dopo aver cominciato a parlare. La capacità di manipolare gli altri senza forza fisica, infatti, costituiva un vantaggio nella competizione per la conquista delle risorse e per l’accoppiamento, quando la legge del più forte ha smesso di essere un requisito alla base delle gerarchie sociali.
Nonostante sia un’”antica arte”, non diciamo le bugie tutti nello stesso modo e nemmeno con la stessa frequenza. Gli psichiatri hanno pareri discordanti sul rapporto tra salute mentale e bugie, e anche se alcun disturbi mentali sembrano correlati a comportamenti specifici in merito al dire menzogne, la caratteristica principale del “cervello dei bugiardi” è che presenta aree del cervello con una più alta connessione di fibre neuronali, connesse alla creatività.

Il nesso causa effetto, però, ancora non è provato: è dunque possibile che la maggior presenza di fibre neuronali spinga un soggetto a mentire, o che sia invece una conseguenza di questa stessa predisposizione.
Nei bugiardi seriali, il cervello si abitua al disagio emotivo provocato dal mentire, rendendo più facile la menzogna successiva.
Ma è possibile smascherare un bugiardo? Strano ma vero, sfatiamo il detto che “gli occhi non mentono”, mentono eccome! Secondo alcuni psicologi infatti non è possibile riuscire a riconoscere le bugie dai movimenti impercettibili delle pupille. Nemmeno la macchina della verità, sebbene alcuni tribunali ammettano i risultati del poligrafo come prova, non è del tutto attendibile. Il suo funzionamento si basa sulla rilevazione dei livelli di stress e non tutti i bugiardi sono vittima di questi sintomi. A volte dire una bugia sembrerebbe essere meno stressante che confessare la verità.

Eppure un metodo c’è: bisogna individuare il sorriso di Duchenne, dal nome dello studioso francese che l’ha analizzato: una smorfia involontaria rilevata in 1,3 milioni di frame video analizzati durante una conversazione tra una coppia di volontari, uno “bugiardo” (su indicazione) e l’altro no. Al momento di mentire, i volontari indossavano la stessa espressione, un sorrisetto di circostanza involontario.

Un altro metodo per sapere se il vostro interlocutore è sincero, è… toccargli il naso. Qualche anno fa, due ricercatori dell’università di Granada hanno rilevato che le bugie fanno scaldare la zona intorno al naso, e quella corrispondente all’angolo interno degli occhi.
Non siate troppo severi, comunque, né con voi stessi né con gli altri. Le bugie possono essere perdonate fino a quando non mettono a rischio l’integrità della persona, il suo equilibrio psichico e l’intimità delle relazioni. La domanda da porsi è “riesco a prendermi la responsabilità di questa verità?”. L’altro lato della medaglia è infatti questo: quando non diciamo la verità, qualcosa dentro di noi ci ricorda che non stiamo agendo in modo onesto, e ci sentiamo “mancanti”. Ecco perché, se la risposta alla suddetta domanda è si, tanto vale dire la verità! Ecco perché esistono giornate come il “tell the truth day”, una giornata che arriva dagli Stati Uniti e che ci ricorda che, se dire bugie “innocue” a volte può aiutarci a sentirci più a nostro agio nei rapporti personali e sociali, non deve mai diventare un modus operandi che ci serve a scappare o a evitare i problemi.
E adesso che siete Bene Informati sulle bugie, cercate di essere… sinceri, o almeno consapevolmente bugiardi!