Gli atti di gentilezza

Pratica atti di gentilezza, perché nella vita tutto torna”: ecco un ottimo  mantra di riferimento per la quotidianità, perché la gentilezza, prima o poi, torna sempre indietro, che crediate al karma o meno. 13 novembre, infatti, si celebra il World Kindness Day, la Giornata Mondiale della Gentilezza, un’occasione per ricordare l’importanza delle buone maniere e dell’educazione. La ricorrenza, che cade nel culmine della Settimana Mondiale della Gentilezza, nasce in Giappone per iniziativa di un movimento fondato a Tokyo nel 1988: il Japan Small Kindness Movement. Già due anni prima si era costituito un gruppo di organizzazioni riunito nel World Kindness Movement (Movimento mondiale per la Gentilezza). Essere delle persone davvero gentili è possibile, ma come? Innanzitutto imparando a ringraziare, a chiedere scusa e a dire “prego” e “per favore”. Essere altruisti, mostrarsi disponibili, interessarsi all’altro mai per opportunismo: queste sono delle ottime regole d’oro, un vademecum da seguire, perché la gentilezza è un toccasana per se stessi e per gli altri. Preparare la colazione ai propri familiari, dare un consiglio a un amico in difficoltà, offrire aiuto e sostegno ai più bisognosi, rispettare l’ambiente sono solo alcuni dei piccoli gesti che possiamo fare nel quotidiano. Essere gentili, infatti, oltre a rendere migliori, aiuta sotto diversi aspetti. Fa bene al cuore, ad esempio: uno studio italo-americano promosso dal National Institute on Aging di Baltimora ha dimostrato come le persone aggressive tendano a sviluppare più facilmente problemi cardiaci. Non solo, la gentilezza è la migliore arma (se così si può definire) per risolvere le liti. Utile anche in ambito lavorativo, la gentilezza può fare davvero la differenza nei rapporti interpersonali (quindi anche tra colleghi), portando a ottimi risultati nei lavori di gruppo. Per ultimo, ma non meno importante, il tema della gentilezza a scuola: insegnare ai bambini la gentilezza può rivelarsi un potente strumento di prevenzione di fenomeni come il bullismo. Vediamo ora alcune pratiche di gentilezza nel mondo. La “senbetsu” è una tradizione giapponese che consiste nel fare un regalo a qualcuno prima di un viaggio. Un dono d’addio per chi è in procinto di andarsene o cambiare lavoro. Insomma, una sorta di buon augurio per l’avvenire. La “mishloach manot” è una tradizione israelita secondo cui, in occasione di Purim, le persone che hanno già celebrato il Bar o Bat Mitzvah offrono in dono due differenti pietanze: vino e dolci, specialmente gli hamenstashen: biscotti dalla forma triangolare. In Cina esiste un concetto per indicare la gioia per l’altro: il “mudita”. L’1% della popolazione del Myanmar [link articolo orizzonti Golden Rock] è formata da monaci buddisti, la cui sopravvivenza è legata a donazioni di cibo e denaro. Il cibo da loro ricevuto viene condiviso con i più bisognosi. La CAF (Charities Aid Foundation) ha per questo assegnato al Myanmar il titolo di “Nazione più caritatevole del mondo”. Moltissimi sono i gesti di gentilezza praticati lungo il cammino di Santiago in Spagna: rifugi economici/gratuiti, abbracci, offerte d’acqua pulita. L’ex monastero di Bodegas Irache dona addirittura del vino per brindare alla felicità. La filosofia sudafricana dell’“ubuntu” (seguita anche in Malawi e Zimbabwe) definisce il senso di umanità in base ai rapporti umani e alla gentilezza che si dimostra verso il prossimo. Questa pratica è in crescita e si sta diffondendo in tutta l’Africa e nel mondo. Nelle Filippine esistono diversi gesti di gentilezza che hanno un nome specifico. Ad esempio la parola “tulong” indica l’azione di aiutare chi si trova in un momento di difficoltà, ma non solo: condivisione di cibo, offerte di denaro o posto letto. Inizialmente usato per indicare un gesto di gentilezza tra membri della stessa famiglia, col tempo il significato si è esteso arrivando a designare diverse tipologie di sostegno.